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tn-346 fradusta iz3gme

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attivazione di iz3gme

attivazione SOTA -tn-346 cima fradusta
24 agosto 2013

Condizioni operative

FT817, accordatore LDG Z817, batterie LiPo 11.1V 3.6Ah, antenna Norcal doublet modificata e balun MFJ-911H

Descrizione delle attività

E` arrivata l’ora, era già da un po’ che la studiavo, mi ero informato, ho rotto ai colleghi, studiate le cartine, reperite tutte le informazioni, adesso si va: cima Fradusta 2939m in due tappe con pernottamento al rifugio Pradidali.
Come se non bastasse avevo notato la vicinanza di un lago alla cima, giusto sotto il ghiacciaio, e di un altro vicino al rifugio così con l’occasione potevo attivare anche quelli, basta portare batterie a sufficienza.
Fino all’ultimo c’è stato qualcuno che ha gufato sul tempo ma inutilmente: le previsioni della sera prima dicevano bel tempo fino al primo pomeriggio sia per il venerdi che il sabato, non abbastanza da spaventarci.

Partiamo di buona mattina dal lago Welsperg (1021m) lungo la strada fino al ponte Piazmador per attraversarlo e prendere il sentiero 709 che ci accompagnerà fino al rifugio Pradidali (2278m) che è la nostra prima tappa.
All’altezza della baita Don Bosco ci teniamo a est del torrente su una deviazione a causa di lavori, ben segnalati, sul percorso originario del sentiero. Cominciamo quindi a salire nel bosco lungo la val Pradidali fino ai piedi del tratto più impegnativo del sentiero che sale rapidamente su fin sopra i 2000 con brevi tratti esposti, alcuni piuttosto impegnativi tanto che sono state installate delle funi di sicurezza.
Molto presto si nota la presenza in alto sulla valle della teleferica del rifugio che dà la sensazione, sbagliata, di essere a buon punto; la salita invece richiede il suo tempo sia per il forte dislivello sia per la difficoltà non proprio banale.
A sorpresa il tratto ripido termina e compare il rifugio arroccato ancora più in alto, a noi è sembrato quasi un miraggio immerso com’era nella foschia. Abbiamo approfittato della piccola valletta per rifocillarci giusto un po’ e siamo ripartiti all’attacco degli ultimi 100-200m di dislivello intenzionati a pranzare al rifugio.
Arrivare, pranzare, passare in rifugio per appoggiare le cose superflue e mettersi a bordo lago col microfono in mano per attivarlo è stato tutto uno.
Fortuna che ho iniziato le operazioni con anticipo che proprio all’ora stabilita ha cominciato a piovere costringendomi ad un QRT immediato (46 QSO in 32 min di pileup sono comunque una soddisfazione).
Appena il tempo di rientrare al rifugio che ha girato in grandine (tanta tanta grandine) e un signor temporale che ci hanno fatto passare il pomeriggio chiusi al riparo chiacchierando amabilmente con altri “avventori” e mi han fatto rinunciare con gran dispiacere al tentativo di fare qualche QSO serale con gli amici dalla sezione A.R.I. di Padova, fortuna che almeno le previsioni ci davano buone speranze per il giorno dopo.
In rifugio si sa che, soprattutto con un tempo così, si va a nanna presto e ci si alza anche prima così la mattina dopo alle 7 avevamo già fatto colazione mentre si alzava l’alba sulla valle.
Riprendiamo quindi in anticipo sul previsto la marcia seguendo sempre il sentiero 709 in un panorama che cambia rapidamente tra pianori, lingue di ghiaccio, pietraie e qualche torrentino fino all’aprirsi dell’altopiano. Nel frattempo restiamo affascinati dallo spettacolo del sole che si alza sempre più sulle cime che ci circondano.
Arriviamo quindi al passo Pradidali Basso dove lasciamo il nostro sentiero per imboccare il 708 che ci porterà ai piedi della cima. Con nostra sorpresa troviamo degli attraversamenti sulla neve fresca dove si vedono a malapena le orme fresche di un singolo alpinista che ci deve aver preceduto nella mattinata, segno inequivocabile che quassù nella notte deve aver nevicato.
Ci rendiamo ben presto conto che siamo in ritardo sul previsto, probabilmente poco più di mezz’ora, la salita fin qui è stata molto più lunga del previsto.
Il tratto di salita sulla vetta poi non è particolarmente impegnativo anche se “tira ben su” ma noi cominciamo a risentire della stanchezza, del resto son già più di 3 ore che scarpiniamo.
Arriviamo in vetta con quasi un’ora di ritardo sul previsto ma affascinati dal panorama montiamo antenna e stazione pieni di speranze.
La frequenza stabilita in precedenza sui 40m è occupata dallo sblatero del solito salotto di italiani in QROOOO (al cubo) così decido di posizionarmi poco più sotto dove trovo spazio e comincio a chiamare. Ben presto mi arrivano le prime due risposte che mi rilanciano anche sul cluster, sono pronto per il pileup …. che però non arriva … per me la frequenza resta libera, continuo a chiamare ma niente, nada, basta, nulla …. non capisco e insisto ancora … provo anche a spostarmi su un’altra frequenza libera (sempre in 40m che le altre bande sembrano totalmente chiuse) ma niente, nessuna risposta.
Dopo quasi mezz’ora di chiamate decido che dopo essere arrivato quasi a 3000m almeno i 6 QSO minimi per l’attivazione li devo portare a casa perciò comincio ad andare in caccia di qualcuno che stia facendo chiamata.
Riesco a passare in mezzo al pileup del collega da Rimini segno che radio, antenna e quant’altro funziona a dovere.
Trovo quindi un altro che sta attivando un’abbazia e intanto siamo a 4 QSO. Lui però subito dopo avermi collegato fa QRT e lascia la frequenza libera … e “perchè no” penso … e comincio a chiamare.
Pochi CQ, mi rispondono dalla zona 2 e subito dopo dalla 3, sono di nuovo sul cluster e nel frattempo l’attivazione c’è.
Due minuti in tutto che comincia il pileup, neanche mezz’ora e macino altri 42 QSO a raffica. In mezzo a tutti qualcuno mi segnala più volte che non trova la referenza sota sul sito, che lui le trova solo fino alla I/TN-342, gli ho sottolineato che si trattava di una cima “sota italia” nel dubbio che guardasse il database internazionale …. ad un certo punto mi ha pure fatto venire il dubbio di aver sbagliato a segnare la referenza tanto pareva convinto ma ormai ero in corsa e a poco meno di 3000m non avevo possibilità di controllare (pare quasi impossibile ma ad oggi li internet non arriva) così mi sono riservato di controllare una volta a valle e ho continuato.
Con rammarico a 48 QSO ho dovuto chiudere approfittando di un attimo che non rispondeva nessuno perché cominciavo ad essere in forte ritardo e ci aspettavano 1900m di discesa, metro più metro meno. Come se non bastasse cominciava ad affacciarsi alla cima qualche segno di foschia.
Tempo di smontare e ridiscendere fino al sentiero che infatti le nuvole avevano avvolto la cima … non un buon segno …
Ci incamminiamo nuovamente sul 708 che appena oltre la Forcella Alta del Ghiacciaio comincia a scendere ripido senza tregua.
La discesa e` infinita e ben presto la stanchezza si fa sentire ma non ci fermiamo neanche per mangiare nel tentativo di arrivare al rifugio Treviso prima che il mal tempo ci raggiunga.
Arrivati al passo Canali, dove il sentiero confluisce nel 707, affrontiamo la discesa con gli innumerevoli attraversamenti sui ghiaioni che ormai le nuvole si son fatte minacciose, purtroppo le gambe non hanno più energie per spingere (almeno le mie) e siamo costretti a tenere un passo sotto ai tempi “standard” per non rischiare di farci male.
Per una volta le previsioni ci hanno azzeccato in pieno e la pioggia arriva che non siamo ancora nel bosco così tiriamo fuori le mantelle e procediamo sperando di vedere presto la fine dei ghiaioni. Finalmente ci troviamo tra gli alberi e con fatica, sotto la pioggia che si e` fatta battente, raggiungiamo il rifugio dove ci ripariamo sotto una pensilina e ci riposiamo comodamente seduti, finalmente si mangia.
Pioggia e grandine insistono per un po’ ma appena vediamo che comincia a spiovere raccogliamo le nostre cose (e le ultime forze) e ci rimettiamo in marcia per scendere questi ultimi 600m che ci separano dalla meta.
Arrivati alla confluenza del 711 smette definitivamente di piovere così possiamo terminare il cammino senza più l’impaccio delle mantelle.
Dopo oltre 9 di cammino in una giornata, con le gambe ormai “mattonate”, concludiamo questa avventura estiva intravvedendo perfino un timido raggio di sole.

Doverosi sono i ringraziamenti alla mia compagna che ancora una volta mi ha assecondato, accompagnato ed aiutato a fare di questi due giorni una grandiosa “spedizione”.

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